Testo estratto dalla conversazione con Giovanni Orlando Muraca – Località Gebbia Palizzi – 2015
Leo Siviglia è stato un’istituzione a Palizzi: contadino, musicista, cantante. Ha iniziato a piantare le vigne a 24 anni, dal 1950 in poi, sui terreni che gli aveva lasciato il padre. Di seguito il testo di una conversazione del 2015 con Giovanni Orlando Muraca.
Ho piantato tutto con le mie mani. Nella vigna si piantavano viti selvatiche che, successivamente, venivano innestate a nerello calabrese o mascalese. Tra tutte le piante innestate – il 10/15 % – che l’anno successivo non prendevano, venivano innestate ad uva bianca (nzolia, tundarella). Tutto ciò serviva a fare un vino più profumato – meraviglioso – perché per es. su 10 quintali di nerello si mischiavano 1 o 2 quintali di uva bianca (zibibbo, nzolia, malvasia) e il vino veniva fruttato”.
Il vino di Palizzi è il rosso, ma si faceva anche un rosato che di otteneva dando poche ore di fermentazione o il bianco ma in piccolissime quantità che si beveva durante le feste. Il vino bianco era come un lusso.
Fino agli anni ’30 qui si faceva un tipo di potatura chiamata “ottuchiaru” o “testa tunda”, dove sulla testa della vite non veniva lasciata nessuna bacchetta (gemma), poi prima della guerra, nel ‘1938, si è iniziata la potatura ad alberello che è una ‘puta meravigliosa’, dove si lasciavano 3 o 4 gemme con 2 ‘occhi’. Nel mio vigneto ci sono piante che hanno più di cento anni.
Il mio vino è naturale, non metto nessun veleno. L’unica cosa che uso nella vigna è lo zolfo in polvere, tra aprile e giugno. Neanche nel vino metto niente, perché se l’uva supera i 20 – 21 gradi zuccherini non ha bisogno di niente: si conserva da solo.
Tutto il territorio di Palizzi, fino agli anni ‘80, era coltivato a vigneti. Era uno spettacolo vedere i terrazzamenti. Poi piano piano tutti hanno lasciato la vigna, perché ci volevano troppi soldi per coltivarla rispetto a quanto si guadagnava. Un’altra causa dell’abbandono è che quando moriva il padrone della vigna, il figlio o il genero non la portavano avanti e tutto si perdeva.
Ora con questi contributi stanno ripiantando qualche vigna, ma lavorano sulla quantità non sulla qualità, perché la potano male.